17. Vitarka-vicārānandāsmitānugamāt saṃprajñātaḥ.

(del) ragionamento; argomentazione/ deliberazione; riflessione/ beatitudine;gioia/ (e;o) l’io-sono; egoità, senso di individualità; senso del puro essere/ per accompagnamento; con associazione/ samādhi con prajñā o coscienza.

Il saṃprajñāta samādhi è quello cui si accompagnano il ragionamento, la riflessione, la beatitudine e un senso del puro essere.

18. Virāma-pratyayābhyāsa-pūrvaḥ saṃskāra-śeṣo’nyaḥ.

cessazione; lasciar cadere/ contenuto della mente/ (‘il seme’ del saṃprajñāta samādhi ) esercizio / preceduto da / impressioni / residuo / l’altro.

L’impressione residua che resta nella mente quando cade il pratyaya dopo i previ esercizi è l’altro ( vale a dire, l’ asaṃprajñāta samādhi )

Si possono prima di tutto distinguere due tipi di samādhi: il sabīja samādhi ( samādhi con seme) e nirbīja samādhi  (samādhi senza seme). Il primo costituisce  il più facile da raggiungere, mentre il secondo si ottiene solo dopo aver attraversato il primo ed è quindi considerato un samādhi di tipo superiore ed avanzato.

Il presente sutra si riferisce al primo tipo di samādhi, quello più facile.

Durante la meditazione possiamo concentrare la mente su un oggetto di meditazione che può essere di qualsiasi tipo, un fiore, un concetto astratto, una formula matematica e il contenuto della mente viene chiamato pratyaya (contenuto della mente).

Nel saṃprajñāta samādhi vi è il pratyaya nel campo della coscienza mentre nel asaṃprajñāta samādhi la mente è vuota di contenuto.

Queste due fasi si alternano mentre il praticante scende nei livelli sempre più profondi della coscienza, che sono quattro e caratterizzati rispettivamente dalle funzioni del ragionamento, della riflessione, della beatitudine e dal senso del puro essere.

In ognuno di questi quattro livelli è presente il pratyaya, mentre nelle fasi di passaggio tra un livello e l’altro il praticante si trova in uno stato di vuoto chiamato appunto asaṃprajñāta samādhi , talvolta descritto da chi l’ha sperimentato come “nuvola”, perché ricorda il passaggio di un aereo attraverso una nuvola. Il passaggio tra un involucro mentale e l’altro è detto laya ed è il centro attraverso cui tutti gli involucri convergono.

Il primo livello è quello del vitarka ( ragionamento, pensieri, passioni) e funziona attraverso il manomaya kośa (involucro mentale, mente selettivo-istintuale che opera attraverso l’attrazione-repulsione). Su questo livello può essere esercitata la facoltà di chiaroveggenza.

Il secondo livello è quello del vicāra ( riflessione, innalzamento della coscienza dal particolare all’universale) e funziona attraverso il vijñānamaya kośa (guaina dell’intelletto superiore o buddhi, ragione intellettiva, discernimento intuitivo, intuizione sintetica).

Il terzo livello è quello dell’ ānanda ( beatitudine, felicità) e funziona attraverso l’ ānandamaya kośa (involucro della beatitudine, dove giace la coscienza nello stato di unità indistinta).

Il quarto livello è quello dell’ asmitā ( ego, senso dell’io) e funziona attraverso l’ ātmā (Il Sé, lo Spirito).

In tutte queste fasi la coscienza può conoscere soltanto la natura di qualcosa che è posta all’interno del suo campo di illuminazione, non può conoscere la sua propria natura.

La luce della coscienza può vedersi come realmente è solo dopo aver superato tutti gli stadi del saṃprajñāta samādhi e aver penetrato il nirbīja samādhi per rimuovere il velo finale e pi sottile che copre la Realtà, la conoscenza del puruṣa

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